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martedì 23 giugno 2009

Le interviste de "Il Mondo di Sky Tg24": Helga Cossu


Ecco a voi, a grande richiesta, Helga Cossu. La vediamo al timone delle edizioni mattutine del Tg! Buona lettura.


Ciao Helga, raccontaci innanzitutto come nasce la passione per il giornalismo e come si è poi sviluppata

Ciao Simone. Perché nasce questa passione non lo so. Viene dal nulla e comincia come un gioco, un sogno dai contorni frastagliati. Mi piaceva scrivere, raccontare, mi piaceva anche giocare a fare la giornalista. Ma un po’ come un seme che germoglia, la passione la riconosci dopo le esperienze e soprattutto dopo tante delusioni. A 18 anni comincio a scrivere per alcuni giornali locali della provincia di Frosinone. Se hai volontà e un pizzico di talento i giornali te lo permettono, tanto non ti pagano una lira, ma lo si fa un po’ perché da qualche parte bisogna pur cominciare, un po’ perché hai la speranza di ottenere almeno un tesserino da pubblicista. Mi occupo di tutto, dalle buche sulle strade ai piccoli incidenti stradali fino alle bagarre degli amministratori comunali. Ne avrei da raccontare ma non credo di avere troppo spazio.
Comunque, quegli anni servono a darmi una vaga idea del linguaggio giornalistico che apprendo di volta in volta dalle correzioni dei vari caporedattori. A 22 anni arrivo in televisione. Mi presento alla redazione dell’emittente ciociara Teleuniverso. La vera scuola è lì. Il direttore si trova davanti a una bambina che vuole imparare, mi dà la possibilità di andare quando voglio in redazione a guardare come si prepara un telegiornale. Ebbene, gratis et amore dei, vado lì ogni sacrosanto giorno per quasi un anno, solo ad osservare! Poi entro a regime, prima una collaborazione, poi l’assunzione con rinnovo annuale e anche la conduzione del tg. Intanto prendo il fatidico tesserino da pubblicista. Arriva il giorno in cui decido di lasciare casa, famiglia e lavoro per venire a vivere a Roma dove nel frattempo frequento l’università. Nella capitale entro a far parte di una società di comunicazione e produco un tg economico quotidiano che mi permette di sostenere tutte le spese. Poi un amico m’ informa che c’è un’emittente carina che forse ha bisogno di un giornalista. Invio il curriculum a RomaUno e mi prendono. Entro prima nella redazione di una trasmissione, poi imparo ad usare la telecamera, lavoro nel tg e finisco nei turni di conduzione. Nel frattempo divento praticante. Mi fermo qui così proseguo con la prossima domanda.





L’approdo nella redazione di Sky Tg24 come è avvenuta?

Da premettere che non avrei mai immaginato che sarebbe potuto accadere…soprattutto al giorno d’oggi.
Semplicemente mi è arrivata una telefonata. Katia, la segretaria di redazione di RomaUno mi passa la chiamata di un collega che mi cercava, senza specificare chi fosse. Bene, era..posso dirlo? Ma si, Franco Ferraro, caporedattore di Sky Tg24. Mi spiega che facendo zapping mi aveva vista condurre e dato che una conduttrice aveva lasciato Sky e che un’altra sarebbe andata in maternità, mi invita a mandare un curriculum. Il direttore Emilio Carelli mi chiama per un colloquio, poi mi fa fare un provino e dopo qualche mese..entro con un contratto di sostituzione, terminato il quale..sono ancora lì.


Redazione senza dubbio imponente. Come è l’ambiente?

L’ambiente è giovane e fortemente stimolante. La mole di lavoro è enorme e con ritmi frenetici. Il rischio è di ritrovarsi un po’ frastornati soprattutto all’inizio, almeno a me è successo così. Poi però è inevitabile prendere il ritmo. Professionalmente parlando è l’ambiente ideale per crescere e mettersi alla prova, umanamente, oltre a tantissimi validi professionisti, ho avuto la fortuna di conoscere anche tante belle persone.

Esiste “maschilismo” nel giornalismo secondo la tua esperienza?

Nel mio percorso non ho mai incontrato colleghi misogini…mi è andata bene, anzi è andata bene ai maschilisti! Semmai persone così poco intelligenti mi è capitato di trovarne fuori dal contesto lavorativo. Sul lavoro è più facile scontrarsi con lo scetticismo di qualche collega, ma è un atteggiamento in fondo normale che ti porta a dover dimostrare sul campo le qualità che hai.




Ti vediamo in conduzione la mattina. Complicate le levatacce in piena notte?

Beh...è pesante. La sveglia alle 4 del mattino su di me ha tendenzialmente due effetti. Primo: ti metti a letto col timore di non sentire la sveglia. Il chiodo fisso ti martella tanto da tenerti sufficientemente in allerta senza mai raggiungere la fase Rem. Facile quindi spalancare gli occhi, accorgersi che sono le 2 e farti venire il panico.
Secondo: hai tanto sonno, vai a letto e dormi profondamente, peccato che quando la sveglia suona la spegni alla luce dei famosi 5 minuti. Quando ti accorgi che è tardi l’effetto è sempre di panico e sonno tutto il giorno.


Quali sono i tuoi punti di riferimento nell’universo giornalistico?


Punti di riferimento intesi come veri e propri miti del panorama giornalistico non ne ho mai avuti. Penso che idealizzare in generale sia sempre un errore, mentre è giusto ispirarsi e prendere di ognuno solo la parte che si considera migliore. Cito ad esempio Sergio Zavoli. Ho visto praticamente tutte le sue inchieste e ne ho sempre apprezzato la dialettica senza sbavature e il linguaggio pulito, pieno di riferimenti, che il giornalismo moderno tende erroneamente a considerare demodè. Cito Oriana Fallaci e Jason Burke per il coraggio delle parole e per lo spirito di osservazione. Cito la persona di Enzo Biagi: insegna che un uomo disonesto non sarà mai un buon giornalista. Dunque semplicità del linguaggio, coraggio delle proprie azioni e onestà intellettuale. Non esistono giornalisti perfetti ma doti giornalistiche da cui trarre esempio si.





Una news che hai dato in diretta che ti ha particolarmente colpito, emozionato..

L’omicidio-suicidio di una persona che conoscevo molto bene. Ma non ho parole per descrivere quel momento come non ne ho avute allora.




Un servizio invece che ti rimarrà impresso a vita curato da te?

Lo sto ancora aspettando a braccia aperte. Il grande evento, quello che intimamente aspetti con la sensazione che quando accadrà ti cambierà la vita...prima o poi arriverà.
Se poi mi chiedi di piccole e grandi emozioni che in questi anni mi hanno coinvolto a vario titolo…allora non saprei da dove cominciare.
C’è’ l’inchiesta sulle acque avvelenate della valle del sacco, l’angoscia dei contadini e degli allevatori in attesa dei risultati di laboratorio. C’è L’ennesimo disperato che perde il posto di lavoro e davanti a te tenta di darsi fuoco. Per settimane ho seguito la vicenda degli sfratti nella capitale, sono entrata nelle case di quelle famiglie, ho visto le lacrime dell’anziano con la valigia in mano e i ricordi rinchiusi in scatole di cartone. Il clochard che ti ferma per strada e ti chiede di ascoltare le poesie che ha scritto. Di momenti indimenticabili ce ne sono un’infinità.



Sei giovanissima. Quali obiettivi hai professionalmente parlando?

Spero per me una crescita continua con esperienze sempre nuove. Ci sono tantissime cose che mi piacerebbe fare. Tra questi fare documentari in giro per il mondo, respirare l’odore di terre lontane, conoscere e raccontare la vita negli angoli più nascosti della terra. Un sogno, lo so. Ma si comincia sempre così no? Sul resto non entro nel merito, un pizzico di scaramanzia non guasta.



L’informazione in Italia. Troppo di parte?

Troppo impelagata direi. Basterebbe svincolarsi un po’ dalle questioni tutte politiche e cominciare a dar spazio anche ad altro.
Ci sono molte notizie che passano in secondo piano e che invece meriterebbero approfondimenti. Troppo gossip, pochi spunti di riflessione.


Hai una miriade di fans, raccontaci se vuoi come passa il tempo libero Helga Cossu.

Certo di portare avanti tutte le cose che tralascio per il lavoro. Almeno una volta al mese vado a trovare la mia famiglia, qualche volta riesco ad organizzarmi un viaggio non troppo lontano. Se sto in pieno relax e resto a Roma, esco con gli amici, vado al cinema…cose ordinarie. Prima di arrivare a Roma nel tempo libero mi dedicavo alla pittura, olio su tela, sono amante dell’impressionismo.. Qui però non ho lo spazio sufficiente. In compenso mi diletto col mio piccolo giardino. Adoro le rose, non parliamo dei gelsomini.


Infine, una dritta che ti senti di dare ai ragazzi che vogliono diventare giornalisti.

Io posso parlare solo in base alla mia esperienza quindi.. consiglierei di cominciare presto, più si è giovani meglio è. Cercate di farvi le ossa nelle piccole redazioni, gli ambienti locali sono fondamentali per la formazione. Non aspettate lo stage.
Osservate e ascoltate più che potete, il mestiere va anche “rubato” a chi lo pratica da tempo. Studiate, leggete, approfondite sempre tutto quello che vi capita per le mani e adattatele alle regole e alle tecniche del linguaggio. Non siate egoisti, il giornalismo è di chi vi legge e di chi vi ascolta. Questa è la base, poi, come sapete, serve la classica buona dose di fortuna.

martedì 8 luglio 2008

Le Interviste de "Il Mondo di Sky Tg24": Nicola Veschi





Nicola Veschi, 33anni, bolognese, laureato in Giurisprudenza, giornalista professionista. Oggi lo conosciamo meglio.






Raccontaci qualcosa di te e dei tuoi inizi nel mondo del giornalismo..



Ho iniziato a scrivere quando ero all’Università per lo più per riviste di musica e cinema. Avendo vissuto negli Stati Uniti (dove ho fatto le primissime esperienze in tv in un’emittente di Boston) e parlando molto bene l’inglese ho sfruttato le mie capacità intervistando cantanti, attori di tutto il mondo… Prima intervista della mia vita? A Leonardo Di Caprio poco prima dell’uscita del film “Titanic”. Poi ne sono seguite tante altre. Per tre anni dalla mia (amatissima) Bologna ho collaborato con carta stampata e non solo. Radio, il primo vero grande amore: alcune inchieste per Radio Nettuno Onda Libera e poi la prima diretta della mia vita (fatta così, su due piedi, senza che mi fosse stato detto di prepararmi) su Radio Città del Capo (circuito Radio Popolare)… è la gavetta: scegli di inseguire un sogno e ti industri per capire come andare avanti. Una gran fatica ma anche super-stimolante (passatemi il termine). A 25 anni è difficile aver chiaro in mente esattamente di cosa ti vorrai occupare per il resto della vita. Nel 2000 il salto di qualità a Milano dove ho lavorato a Rock OnLine prima e a BluSat2000 poi. Di nuovo la radio: che grande mezzo! In assoluto è quello che mi affascina di più anche oggi che lavoro in televisione: le voci, le parole, i suoni… Mi emoziona molto non solo pensare al periodo trascorso in radio ma anche ascoltare la radio parlata (che preferisco ai network solo musica). Due anni di Milano e poi sono scappato. 2 ottobre 2002: è una data che ricorderò a lungo: colloquio con Franco Ferraro (lo steso che ha mandato davanti alla telecamera per la prima volta Gianluca Semprini! Evidentemente è uno che di tv ne capisce Franco). Quattro mesi dopo sono arrivato a StreamNews, poi siamo diventati Sky… ed oggi sono sempre qui. Mi occupo di cronaca sperando di riuscire a trasmettere a chi è a casa il senso dei fatti che mi trovo a raccontare. Evitando fronzoli, retorica e soprattutto quel pietismo facile che oggi riempie i palinsesti (e ahinoi anche i telegiornali).

Il mondo di Sky tg24 è il titolo del blog. Com’è per Nicola Veschi questo mondo?



È il luogo in cui lavoro. Una grande azienda in continua trasformazione. L’unica vera alternativa per chi oggi vuole fare questo mestiere in tv. La forza di Sky sta nel suo editore. Diverse volte ho provato sulla mia pelle confrontandomi con colleghi di altre testate cosa vuole dire avere un editore straniero, americano. Nessun condizionamento, vera libertà nel raccontare i fatti. Almeno questa è la mia esperienza. Raramente un mio pezzo è stato rimaneggiato nella sua impostazione. So che altrove non è così. Chi lavora con me ha colto a piene mani l’opportunità e sa che questo vantaggio giustifica anche le arrabbiature che sono inevitabili in qualsiasi lavoro. Comunque sia siamo fortunati, molto fortunati. Ho diversi amici colleghi che sono anche più grandi di me e sono ancora precari o fanno i free-lance perché costretti e non per scelta.

Ti occupi di cronaca: attualissimo il caso di Emanuela Orlandi. Puoi darci un tuo parere sugli ultimi risvolti?


L’Italia dei misteri… il caso Orlandi, il sequestro di Aldo Moro, la strage di Ustica. Ci sono alcune storie che hanno coinvolto e sconvolto gli italiani che ciclicamente ritornano attuali. Forse le risposte date dalla giustizia finora (a questi e ad altri casi) non sono state sufficienti per la gente comune. Sicuramente non tutto è stato detto e la dimostrazione sta proprio nel fatto che le dichiarazioni di Sabrina Minardi hanno suscitato così tanta curiosità non solo di chi è a casa e legge il giornale (o guarda la tv) ma soprattutto degli inquirenti, di chi da 25 anni sta indagando sulla scomparsa di Emanuela Orlandi senza trovare una risposta ai tanti interrogativi. La cosa più intrigante è che tornano nomi come quelli di Enrico De Pedis e Massimo Carminati legati (a proposito o no chi può dirlo?) a vicende che sembrano così distanti tra loro come la morte di Roberto Calvi e –appunto- il sequestro Orlandi. Secondo il cardinale Tarcisio Bertone si tratta di boutade estive. Siamo di fronte alle dichiarazioni di una donna non esattamente attendibile (e c’è da domandarsi perché abbia deciso di parlare solamente oggi –dice che sono morte delle presone di cui aveva paura, sarà così?-, oppure perché abbia deciso di parlare proprio oggi), affermazioni che trovano riscontri in alcuni fatti ma che poi finiscono in contraddizione con altre vicende dimostrate… La cronaca è fatta anche di queste cose: un anno fa a Torvajanica vennero trovate delle ossa. Oggi potrebbero essere legate alla vicenda della ragazza sparita nel 1982. Solo gli esami scientifici daranno una risposta. Trovo condivisibile la posizione della famiglia Orlandi che ha preso le distanze dalle boutade sensazionalistiche senza nascondere il suo bisogno di giustizia. Anche dopo 25 anni.



La cronaca fa la parte del leone nei tg: si abusa troppo di fatti cruenti?



No, direi invece che talvolta è sbagliato il modo in cui si affrontano fatti di cronaca. Oggi (soprattutto in televisione) si pensa più a insistere su aspetti che io trovo meno sostanziali (ad esempio le interviste ai parenti ed agli amici di ragazzi morti in un incidente stradale, piuttosto che le solite voci sul carovita o sugli esami di maturità). C’è poca originalità (e faccio anche un mea culpa in questo) nel raccontare i fatti. Per usare una figura retorica mi viene da dire che si dà voce alla pancia e meno alla testa. Il risultato è un appiattimento generale che non fa bene a noi giornalisti (perché ci facciamo una figura mediocre) e soprattutto a chi ci ascolta (non dimentichiamo l’alto valore formativo che l’informazione svolge ancora oggi!).

Come passa il tempo libero Nicola Veschi?



Faccio sport quasi tutti i giorni: ho nuotato una vita poi sono passato alla pallanuoto, infine per lavoro ho dovuto smettere ora dopo un lungo periodo di indolenza si è risvegliato il mio amor proprio e ho ripreso a nuotare. Leggo, preferibilmente sul terrazzo di casa mia in silenzio. L’ultimo libro? “Gerusalemme” di Renato Coen e Federica De Sanctis (mammamia che aziendalista!!! Ma avevo promesso ad un’amica che l’avrei letto per poi dirle cosa ne pensavo e mi è piaciuto!). Sono un fan sfegatato di Niccolò Ammaniti: mi piace da impazzire la sua scrittura così viva, che rapisce e proietta direttamente nelle vicende umane che racconta. “Ti prendo e ti porto via” è indubbiamente uno dei libri che (per come è scritto) mi è piaciuto di più in assoluto negli ultimi dieci anni. Recentemente ho ri-letto “Il romanzo di Ferrara”, di Giorgio Bassani. Tutt’altro genere ma sono uno di quei lacrimoni che si lasciano coinvolgere molto da chi sa entrare nell’anima delle cose. Alcune pagine di Bassani mi hanno lasciato senza fiato. Lo scorso inverno ho bevuto in un sorso i romanzi di Perez Revert. Infine… Confesso di essere un gran fruitore della televisione (via sat, inutile dirlo!): sono un grande appassionato dei canali documentaristici (National Geographic, HistoryChannel, Discovery…) e in particolare dei documentari ingegneristici. E poi esco con gli amici: mi divido tra Roma e Bologna… e il risultato talvolta è che in questo continuo avanti-indietro vedo pochi gli uni e gli altri.

Ti piacerebbe scrivere un libro? Su cosa?



Mi piacerebbe ma non è ancora il momento. Credo occorra una centralità che non ho ancora raggiunto. Ammiro molto chi riesce a scrivere un libro perché è un lavoro molto difficile. Per ora la mia vita è troppo caotica, devo mettere un po’ d’ordine prima… Temo comunque di subire molto la soggezione degli autori dei libri che leggo. Insomma, per ora le idee non mancano ma restano chiuse in un cassetto in attesa di trovare il loro giusto tempo per svilupparsi compiutamente. Per ora faccio l’apprendista!

Un consiglio per coloro che vogliono diventare giornalisti?




Studiare tanto, tutto. Leggere tutti i giorni i giornali (nazionali e internazionali). Per chi vuole fare televisione non guardare il Tg come passatempo ma capire il senso delle immagini. Scrivere, prendere appunti, ragionare sulle cose che si vedono. Non lasciare correre tutto come in un viaggio su un Eurostar a 300 Km l’ora. Imparare a conoscere il mondo, le persone che incontrano, le situazioni che vivono senza dare nulla per scontato. Un giornalista deve essere l’occhio della società: se non vedi non puoi raccontare. Altrimenti è tutta finzione. Le scuole di giornalismo sono un buon inizio anche se sono un sostenitore della gavetta partendo da zero: dalla classica telefonata ad una redazione per proporsi in poi. Non mollare. Essere pervicaci. Sgobbare duro. Patire anche (se capita) per mettere alla prova la propria ambizione (lo dice uno che ha passato settimane intere al telefono… ma alla fine è arrivato a Stream!). E ricordare sempre che “umiltà” è la parola d’ordine; nei confronti della professione (perché sono gli altri a giudicare il tuo lavoro) e nei confronti della vita (perché nulla ci è dovuto). Ogni uscita è una lezione. Lavorando ho scoperto che anche un pescatore 80enne dagli occhi celesti, la barba di tre giorni e il maglione infeltrito dalla salsedine incontrato sul molo di Stromboli può lasciare un segno. E se vale per me perché non posso dire lo stesso per i lettori/ascoltatori? … e comunque un consiglio su tutti: leggetevi Ryszard Kapuściński e capirete molte cose. Ottima lettura, grande scuola




Un sentito grazie a Nicola Veschi


giovedì 3 luglio 2008

Le Interviste de "Il Mondo di Sky Tg24" Marco Congiu


E' il turno di Marco Congiu ,30enne , conduttore in fascia pomeridiana del tg.

Come nasce la tua passione per il giornalismo?
Quando ero bambino, mio padre mi obbligava a guardare tutti i telegiornali possibili, e io mi annoiavo a morte perché a quell'ora c'erano i cartoni animati.
A forza di tg, ho cominciato a capire quanto era importante il mestiere di chi racconta (o non racconta) cosa succede nel mondo.
Leggere e scrivere mi è sempre piaciuto, ma la prima volta che mi sono detto "da grande sarò giornalista" è stata verso i vent'anni, quando ho iniziato come stagista a 24Ore Tv, e guardavo con molta invidia e ammirazione il lavoro di quei bravi giornalisti. Lì ho scoperto l'amore.

Come è il mondo di Skytg24?
Bellissimo, complicato e faticoso. Siamo sempre in diretta, o comunque sempre pronti ad andarci in caso di bisogno. Possiamo essere i primi a dare una notizia, e abbiamo i mezzi necessari per "coprirla" come vogliamo. E' come avere a disposizione una fuoriserie: che si sia neopatentati o piloti provetti, è un gran divertimento avere sotto mano il meglio in circolazione.

Dei fatti che nel corso degli anni hai annunciato in diretta qual è quello che ricordi con più emozione?
Mi capita, a volte, di dovere intervistare persone che soffrono o hanno sofferto di gravi malattie. Ogni volta vorrei non farlo.
Quando sono arrivato a Sky, un paio d'anni fa, avevo già due anni d'esperienza di conduzione: finora non mi è ancora capitato di bloccarmi per l'emozione.
Ma avrei avuto sicuramente un groppo in gola nel seguire in diretta gli attentati dell'11 settembre 2001 o la scomparsa di Giovanni Paolo II.

Hai un punto di riferimento, un mito?

Cerco di imparare da tutti i colleghi dai quali penso ci sia da imparare. Purtroppo (o per fortuna) non sono pochi. Anche perché il giornalismo televisivo è fatto di tante cose, e non tutti sanno fare bene tutto. Ricordo sempre gli insegnamenti su come si scrive un pezzo del mio primo caporedattore al Sole 24Ore, ma anche i trucchi per condurre un tg che ho cercato di "rubare" ai colleghi di Sky.
Il miglior conduttore di tg oggi in Italia è senza dubbio Alberto Bilà, del Tg5. All'estero, mi piace molto lo stile di Colin Brazier di Sky News, e quello dei programmi di Anderson Cooper, CNN.
E poi i servizi di Gerardo Greco, corrispondente RAI dagli Usa, e i pezzi di Beppe Severgnini, del Corriere della Sera, imbattibili.

Stare in diretta per delle mezze giornate. Quant’è difficile?

Molto, soprattutto se la giornata non offre emozioni particolari. In una giornata di routine, è facile seguire gli avvenimenti ma faticoso inventarsi sempre qualcosa di nuovo per lanciare servizi e collegamenti. In una giornata movimentata, invece, la difficoltà consiste nel non perdersi in dettagli inutili tenendo piuttosto presenti le notizie, essere capaci di contestualizzarle e costruire un discorso coerente.

Si preparano mesi di fuoco nella campagna elettorale americana. Secondo Marco Congiu chi prevarrà?

Gli ultimi sondaggi danno in vantaggio il democratico Barack Obama. Sarebbe una bella sferzata di freschezza per gli Stati Uniti (e chissà che non sia d'esempio anche per noi). Il sistema elettorale americano però è molto diverso dal nostro, e non mi stupirei se alla fine vincesse invece il repubblicano McCain.

Quanto è importante per il nostro paese un’informazione corretta e possibilmente fuori da giochi di potere?
Sarebbe bello, ma è banalmente impossibile, perché le aziende editoriali sono (appunto) aziende, e perché i giornalisti sono uomini con le loro idee (come tutti).

Tempo libero. Cosa fa Marco Congiu?
Viaggio, faccio centinaia di fotografie, leggo, ascolto musica.

Scriveresti mai un libro? E se si su cosa?
Finora non ne ho ancora sentito l’esigenza. Del resto, ho appena 30 anni. Ma se dovesse capitarmi tra le mani una buona storia, mai dire mai.

Obiettivi per il futuro?

Non sono legati in alcun modo al mio lavoro.


Un consiglio ad un giovane che intraprende la strada del giornalismo
Lo faccia solo se è davvero motivato dalla passione per il giornalismo. E sappia che non necessariamente lavorerà al Washington Post e scoprirà il prossimo Watergate.
Mille grazie Marco
*cortese ringraziamento a Macallan per le caps

giovedì 26 giugno 2008

Le interviste de "Il Mondo di Sky Tg24": Alessio Viola


Oggi è la volta di Alessio Viola, romano 33 anni. Conduce insieme a Valentina Bendicenti le edizoni in prime time a settimane alterne.


Raccontaci come è stato il tuo ingresso nel giornalismo…

Sono professionista dal 2003. Ho iniziato a 24 anni in un giornale di automobili. Poi ho seguito la Formula Uno per un agenzia sportiva e ancora carta stampata scrivendo per Gente, Panorama, La Macchina del Tempo, Tv Sorrisi e Canzoni, Il Foglio, L’Indipendente. Infine nell’estate del 2005 entro per la prima volta nella redazione di un tg e inizio a lavorare per Skytg24.

Il mondo di Skytg24. Com’è?

E’ stato il primo canale all news italiano. Basta questo per spiegare la novità che il nostro canale ha portato nel panorama dell’informazione televisiva. Oggi ci sono le nostre 39 edizioni, sempre in diretta, gli approfondimenti, le ultimissime che diamo durante tutta la giornata. E poi la nostra velocità di spostarci, di andare dove serve, una struttura snella e libera dai condizionamenti della politica. Insomma ce n’è abbastanza per dire che Skytg24 al momento è il miglior telegiornale italiano. Sono troppo di parte?

Da bambino pensavi a questa professione oppure i tuoi obiettivi e sogni erano altrove?

La tv mi è sempre piaciuta. Ma a dire il vero mi facevano sognare il teatro e il cinema. Grazie a mio nonno mi sono appassionato alla commedia all’italiana. Aveva un proiettore, vedevo i film in bianco e nero con il classico rumore della pellicola che scorre. Ho visto così quasi tutti i film di Totò. Il giornalismo è venuto dopo. Il mio sogno da ragazzino? Se non ricordo male era di diventare un grande attore. Poi sono diventato solo grande.

C’è un mito al quale ti ispiri? Non so un punto di riferimento?

No, nessun mito particolare nel giornalismo. Tantissimi colleghi che stimo però sì. Se proprio devo fare un nome per quel che riguarda la tv direi che mi piace Mentana. Avevo vent’anni quando nasceva il tg5. Mi ricordo molto bene le prime edizioni. E naturalmente anche quelle dell’una con Cesara Bonamici e un certo Emilio Carelli....

Conduci nel prime time, è una responsabilità maggiore?

Penso di si. Per tradizione il prime time è una fascia molto importante nel palinsesto e sento questa responsabilità. Voglio aggiungere che è anche un grande onore per me.


C’è una notizia che ti ha particolarmente emozionato dare in diretta ed una che invece vorresti un giorno annunciare?

Ci passano davanti talmente tante notizie che il rischio assuefazione è sempre dietro l’angolo. Un po’ come il medico che non si impressiona più davanti ai malati. Ma sono tante quelle che ti emozionano. In questo momento mi viene in mente il malore di Silvio Berlusconi a Montecatini. Stavamo seguendo il suo discorso in diretta e il suo svenimento pubblico ci colpì un bel po’. Per qualche istante pensammo davvero a qualcosa di brutto. Poi come sappiamo il Cavaliere si riprese, eccome.

Tra qualche mese si vota in Usa. Un tuo parere su chi riuscirà a vincere la corsa ?
Vorrei che vincesse Obama. Speriamo che lo “yes we can” originale vada meglio del “si può fare” veltroniano.

Obiettivi professionali per il futuro?

Mi piacerebbe condurre uno spazio di approfondimento con incontri e interviste a grandi personaggi. Un programma un po’ meno rigido nella forma rispetto al tg. Insomma, lo ammetto: sono un grande fan di David Letterman e di quel tipo di show.

Cosa fa Alessio Viola nel tempo libero, appena lontano dal mondo di Sky?

La prima cosa? Mi levo la cravatta. Il resto viene da sé.

Un libro, un cd e un film che tieni nel cuore ?

In questo momento mi vengono in mente Il piccolo principe, Puer Eternus di Hillman, molte canzoni di Vasco e De Andrè, Kubrik e De Palma in generale. Ma ce ne sono mille altri.

La conduzione in coppia è difficile? Lavinia Spingardi ti ha citato come il migliore..
Se la conduzione in coppia diventa difficile vuol dire che c’è qualcosa che non va. Con Lavinia Spingardi abbiamo iniziato insieme. C’è un feeling particolare. Ricambio il migliore con la migliore...

Un consiglio per chi si avvicina al giornalismo?
Due cose anzi tre. Curiosità, umiltà ed evitare di prendersi troppo sul serio. Quest’ultima cosa aiuta a essere più seri.
Un ringraziamento ad Alessio Viola

lunedì 2 giugno 2008

Le interviste de "Il mondo di Skytg24": Marco Piccaluga





Con estremo piacere inauguro questo blog con l'intervista a Marco Piccaluga che troviamo spesso nelle edizioni in prime time di SkyTg24


Marco Piccaluga è nato a Roma il 2 novembre 1970. Laurea in Scienze della Comunicazione (110 e lode), laurea breve in Giornalismo (70/70), iscritto all'Ordine dei giornalisti (Lazio e Molise), elenco professionisti, dal 18 settembre 2002. Ha collaborato con l'Informazione, AdnKronos, Rai, TG1 redazione cronaca, Il Tempo, Inn-Italia News Network (Telepiù digitale).Oggi lavora a Sky Tg24 come redattore e conduttore del telegiornale





Ed ecco invece l'intervista:

"Ciao Marco
raccontaci qualcosa dei tuoi inizi nel mondo giornalistico…"

Ho fatto come tutti, credo. Mi sono laureato e nel frattempo ho cercato di lavorare come stagista ovunque capitasse. Ricordo il mio primo stage a Famiglia Cristiana. Era il 1993. E la mia prima esperienza in un quotidiano (l’Informazione) tra il ’94 e il ’95. Da lì in poi, tante collaborazioni in piccole radio, tv private, riviste e agenzie di stampa specializzate. Dopo la laurea ho spedito curriculum a tutti i quotidiani, le radio, le televisioni che conoscevo. Nel ’99 ho cominciato a collaborare con l’Adn Kronos, il mio primo lavoro “serio”, cioè pagato. Pippo Marra mi disse: “Stiamo facendo un esperimento audio video, i giornalisti li mandiamo in giro con la telecamerina: vai e fammi vedere se sei capace”. Ero capace. Infatti mi richiamarono ancora e la collaborazione andò avanti fino all’assunzione a Sky. Contemporaneamente andai a bussare alla porta di un’emittente televisiva satellitare che stava aprendo un canale all-news sulla piattaforma Tele+. Mi presero in prova e poi mi assunsero a tempo indeterminato. Il canale si chiamava INN. Fu un’esperienza fallimentare, per colpa di un direttore inetto. Mobbizzato e sottoutilizzato, nel 2003, appena nata Sky, diedi le dimissioni e mandai il mio curriculum al direttore di quella che sarebbe diventata SKYTG24. Decise di darmi fiducia, ed eccomi qua. Da ormai 5 anni.


2)Come ti trovi a Skytg24? Sembra una redazione molto variegata

Quella di SKYTG24 è la redazione migliore con la quale abbia mai lavorato. Sin da quando siamo partiti, si è creato un clima ottimale. Siamo una redazione molto omogenea, più che variegata. E siamo tutti, o quasi, amici anche fuori. Non capita spesso. Ed è quello che fa di questo Tg un unicum nel panorama televisivo italiano.

3)Quali sono i tuoi miti, i tuoi giornalisti preferiti?

Nessun mito. Non ho magliette con la faccia di nessuno stampata sopra. Invece ho colleghi che rispetto molto e dai quali cerco di imparare qualcosa. La maggior parte di loro è a SkyTg24. Fuori di qui seguo con ammirazione Milena Gabanelli, Antonio Caprarica, Riccardo Milan, Magdi Allam e Annalisa Spiezie.



4) Quale notizia ti ha particolarmente colpito nell’annunciarla in diretta?

Papa Giovanni Paolo II che stava morendo. Il nostro vaticanista in collegamento da San Pietro si emozionò al punto di non riuscire più a parlare. Trovò la forza di andare avanti ricacciando in gola le lacrime. Ricordo come se fosse adesso le parole del direttore prima di andare in onda: “Non vi preoccupate. Qualsiasi cosa succeda, anche se vi dovesse venire da piangere, restate calmi. Siamo tutti uomini, il pubblico lo capisce”.

5)Obiettivi nel futuro professionale?

Mi piacerebbe molto lavorare all’estero per qualche anno. Ad agosto sarò a Pechino per coprire le Olimpiadi. Credo che sia un buon punto di partenza.

6)Parliamo di tempo libero: a cosa non rinuncia mai Marco Piccaluga?

Allo sport, alla musica, alla buona cucina.

7) Qual’ è il tuo film preferito, qual’ è il cd che ascolti di più e il libro che porteresti sempre con te?

Non ho un film preferito, ma un genere. Mi piacciono i film verità, le storie di cronaca: da “Il caso Moro” (1986) a “Schindlerlist”, da “Il muro di gomma” a “Babel”, da “Munich” a “Gomorra”.
I cd che porto con me: musica classica ed heavy metal.
I libri che preferisco? Come i film: cronaca, documenti. In questi giorni sto leggendo “Monnezzopoli” del mio collega Paolo Chiariello, sull’emergenza rifiuti in Campania. Ma prediligo il filone del terrorismo anni 70-80 in Italia.

8)Quale notizia nei prossimi anni vorresti dare in diretta?


La notizia che sognavo di dare, l’ho data. Era il 9 luglio del 2006. A Berlino Fabio Grosso aveva appena calciato l’ultimo rigore contro la Francia e volava verso i compagni. Tutta la nazionale volava verso Fabio Grosso. In redazione, alle mie spalle, tutti volavano verso tutti. Io ero fermo, in onda. E stavo dicendo: “E’ finita, l’Italia è Campione del Mondo!”.

9) Elezioni Usa: chi vince?

McCain. Nonostante tutto in America “non si può ancora fare”.

10)Un consiglio per i giovani che si avvicinano al giornalismo?

Nessun consiglio. Ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi. Io personalmente odiavo i consigli degli altri. Mi dicevano tutti che la prima cosa da fare era prendere il tesserino da pubblicista. Non l’ho mai preso. Eppure ho sempre lavorato.
Ringrazio di cuore Marco per la disponibilità e l'estrema gentilezza. Ecco un suo breve video durante la conduzione.